COSA C’È IN BALLO


Il 28 novembre 2021 la Svizzera si esprimerà per la seconda volta sulla Legge COVID-19. È stato infatti invocato un nuovo referendum. Il No significherebbe la fine del certificato COVID. Occorre evitare questo esito perché il certificato garantisce la libertà di viaggio ed è uno strumento importante per la fase di normalizzazione. Per questo, il comitato turistico «Sì alla Legge COVID-19» sostiene fermamente la Legge e le relative modifiche del 19 marzo 2021.

La Legge COVID-19…

… garantisce viaggi sicuri.

… permette al Consiglio federale e al Parlamento di rispondere rapidamente all’evolvere degli eventi e di introdurre sostegni per l’economia.

… sventa ulteriori lockdown.

… consente alle aziende di pianificare le attività.

… riduce al minimo le misure di protezione.

ARGOMENTI


Ecco perché il settore turistico dice SÌ alla Legge COVID-19

Il certificato COVID, riconosciuto a livello internazionale, costituisce la base del turismo transfrontaliero. Senza una base giuridica, i certificati già esistenti ed emessi non possono più essere utilizzati. Ciò genererebbe notevoli problemi nell’ambito dei viaggi e del riconoscimento internazionale del certificato svizzero. Viaggiare diventerebbe enormemente più difficile. In caso di un No, la base giuridica per certificati uniformi, a prova di falsificazione e compatibili a livello UE non sarebbe più possibile. Non ci sarebbe più alcun certificato riconosciuto nei Paesi UE. Ciò deve essere assolutamente evitato poiché la prospettiva di viaggiare in sicurezza e la libertà di circolazione internazionale sono alla base del successo della piazza turistica svizzera. Nel turismo internazionale, il certificato rimarrà in essere ancora più a lungo.
Il settore turistico ha caldeggiato l’introduzione del certificato COVID sin dall’inizio. In primavera, infatti, il documento per persone vaccinate, guarite e testate ha consentito una riduzione delle misure di protezione. Il certificato COVID evita l’adozione di misure di protezione più severe, fino a un nuovo lockdown, se la situazione negli ospedali dovesse peggiorare. Si tratta di un aspetto fondamentale per il turismo, che costituisce la condizione per lo svolgimento funzionante della invernale.
L’andamento della pandemia è imprevedibile. Se la legge viene respinta, nel peggiore dei casi avremo ulteriori restrizioni della libertà, non certo aperture. Se la legge viene respinta, non sarebbe più possibile rendere le misure statali più clementi per vaccinati, guariti e testati. Se gli ospedali dovessero raggiungere di nuovo il loro limite di capacità, il Consiglio federale dovrebbe prendere provvedimenti per tutti, individui e aziende. In determinate circostanze, quindi, senza questa legge, la restrizione della libertà sarebbe più estesa che con la legge COVID-19. La cerchia delle persone colpite sarebbe più ampia. Con il certificato, invece, le aziende possono ridurre al minimo le misure di protezione nonostante l’aumento dei casi e l’occupazione delle unità di terapia intensiva.
Le prestazioni di sostegno statale come ILR e aiuti per i casi di rigore – che hanno la loro base giuridica nella legge COVID-19 – assicurano la sopravvivenza di molte imprese nel turismo, nel settore alberghiero e in altri settori. In caso di un NO alle urne, le prestazioni di sostegno rimarrebbero in vigore fino al 18 marzo 2022, data in cui la maggior parte dei provvedimenti sarà scaduta. Tuttavia, è la pandemia a segnare il passo. Pertanto, a causa della situazione incerta, il Consiglio federale sta già discutendo possibili estensioni relative al turismo, la cui base giuridica sarebbe compromessa in caso di rifiuto. Come misura precauzionale, il Consiglio federale intende presentare una proposta al Parlamento per prorogare di un anno le disposizioni che scadranno alla fine di quest’anno. Senza una proroga, la capacità del Consiglio federale di agire in materia di prestazioni di sostegno potrebbe essere notevolmente limitata.
Il comitato referendario critica la legge poiché discriminerebbe i non vaccinati. Tuttavia, la vaccinazione non è oggetto della legge COVID-19, ma viene disciplinata dalla legge sulle epidemie. Quest’ultima stabilisce che i cantoni o il Consiglio federale possono dichiarare obbligatoria la vaccinazione di gruppi di persone a rischio in situazioni di grande pericolo. In Svizzera, però, nessuno può essere obbligato a vaccinarsi contro la propria volontà. Gli oppositori sostengono anche che la legge COVID-19 creerebbe la base per una sorveglianza di massa. Il fatto è che il tracciamento dei contatti è disciplinato nella legge sulle epidemie ed è già di competenza dei cantoni. Con un’integrazione alla legge COVID-19, la Confederazione è stata incaricata di assicurare, in collaborazione con i cantoni, un sistema di tracciamento dei contatti funzionante a livello nazionale che garantisca la protezione dei dati. Non si può certo parlare di sorveglianza di massa.

SÌ ALLE LEGGE COVID-19!

We do the right things… for the right reason.

COMITATO TURISTICO


Un’ampia alleanza di organizzazioni turistiche dice SÌ alla Legge COVID-19. La votazione deciderà anche e soprattutto delle basi del certificato Covid. Grazie ad esso eviteremo infatti un irrigidimento delle misure di protezione e nuovi lockdown in caso di peggioramento della situazione.

Al Comitato turistico « SÌ alla Legge COVID-19» aderiscono le seguenti organizzazioni.

HotellerieSuisse
Conferenza dei direttori regionali del turismo
Rete dei parchi svizzeri
Parahotellerie Schweiz
Funivie Svizzere
Federazione Svizzera di Viaggi
Federazione svizzera del turismo
Unione dei trasporti pubblici
Associazione delle aziende svizzere di navigazione
Associazione svizzera dei manager del turismo
zooschweiz

MEDIA


Contatto per i media

Patric Schönberg | +41 31 370 41 40 | media@hotelleriesuisse.ch

EVITARE ULTERIORI LOCKDOWN –
SÌ ALLE LEGGE COVID-19